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I forti della Lessinia
Il sistema difensivo della Lessinia era costituito da cinque forti (Masua, Monte Tesoro, Santa Viola, Castelletto e San Briccio) collegati visivamente ad una distanza di circa 15/20 chilometri l’uno dall’altro. La loro funzione era quella di creare un arco difensivo a nord di Verona, che si integrava con il campo trincerato dei forti realizzati dagli austriaci intorno alla città, a protezione di eventuali attacchi provenienti dal confine settentrionale. Lo spostamento delle operazioni militari e l’avanzamento del fronte verso la Val Lagarina non resero operativi questi forti, i quali vennero utilizzati progressivamente come depositi di munizioni.
Tra la tarda primavera e l’estate del 1915, dalle alture dei Lessini, le truppe italiane iniziarono la penetrazione in territorio austriaco: occuparono il Corno d’Aquilio, il Monte Carega, il Monte Altissimo, il Monte Coni Zugna e i territori a nord del Monte Baldo, oltrepassando le aree confinarie senza incontrare resistenza. Negli stessi frangenti, attraverso la val d’Adige, le truppe italiane arrivarono ad Ala, con l’intento di spingersi in Valle Lagarina, mentre nel contempo prendeva avvio l’apertura del fronte verso ovest, con alcuni tentativi di incursione verso le postazioni fortificate di Riva del Garda. Nonostante questo, l’area Lessinica, ritenuta di particolare importanza strategica, restò oggetto di continue opere di fortificazione fino al 1918.


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